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Come usiamo le criptovalute (spesso, male!)

Come usiamo le criptovalute (spesso, male!). Ecco i principali utilizzi di Bitcoin & co.

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Vi siete mai domandati come usiamo le criptovalute? Se la risposta è: per fare dei pagamenti sugli acquisti online, vi sbagliate. Anche se l’obiettivo di molti creatori di valute digitali è proprio quello, in realtà lo sbocco preferenziale è pur sempre l’operatività speculativa e, dunque, l’elezione delle criptovalute come moneta di trading online.

Tuttavia, a sorprendere sono gli altri più frequenti utilizzi. Pare infatti che le criptovalute, il cui valore di capitalizzazione è sceso rapidamente nel 2018, siano sempre più un punto di riferimento operativo nella Darknet, ovvero nella rete Internet che i motori di ricerca standard non possono raggiungere, angoli bui del Web dove ci si può scambiare qualsiasi cosa, dalle droghe illegali a contenuti pedopornografici.

Ebbene, nel Darknet Bitcoin è una sorta di moneta di riferimento, la forma di pagamento più comune per le vendite di droga sui mercati deep. A sostenerlo è un report National Drug Threat Assessment Report della DEA (US Drug Enforcement Agency), secondo cui – appunto – Bitcoin è la moneta virtuale più utilizzata per la sua longevità e per la sua crescente accettabilità presso aziende e istituzioni legittime in tutto il mondo.

Altro sbocco poco meritevole è quello del riciclaggio di denaro sporco. Oggi, nonostante (o forse a causa di) un drastico miglioramento nell’applicazione delle norme antiriciclaggio, l’azione di riciclaggio di denaro si è spostata in larga misura verso la crittografia. Il 97% dei Bitcoin da attività criminali ricevuti direttamente dagli exchange è confluito in Paesi con leggi antiriciclaggio deboli – ha dichiarato CipherTrace Cryptocurrency Intelligence nel suo rapporto Cryptocurrency Anti-Money Laundering Report 2018. “Gli exchange criptovalutari nei Paesi con una debole regolamentazione antiriciclaggio ricevono quasi il 5% dei loro pagamenti direttamente da fonti criminali” – ha poi aggiunto.

In particolare, date le restrizioni della Cina alla circolazione dei capitali, la crittografia è diventata molto popolare per eludere le sue leggi. “I money broker della CUBS [Chinese Underground Banking Systems] vendono Bitcoin ai trafficanti di droga per i soldi guadagnati dalle vendite di droga negli Stati Uniti, in Australia e in Europa. Questo denaro proveniente dalla droga viene poi venduto a cittadini cinesi in cambio di Bitcoin che i cittadini cinesi stessi usano per trasferire il valore dei loro beni al di fuori della Cina”, dice un rapporto della DEA. “Molte aziende con sede in Cina che producono beni utilizzati nei sistemi TBML [Trade Based Money Laundering] preferiscono ora accettare Bitcoin. Bitcoin è molto popolare in Cina perché può essere utilizzato per trasferire in modo anonimo il valore all’estero, eludendo i controlli sui capitali cinesi” – ha poi concluso il report.

Come usiamo le criptovalute (spesso, male!)
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