La BCE afferma che le criptovalute non influenzeranno le decisioni di politica monetaria

La BCE afferma che le criptovalute non influenzeranno le decisioni di politica monetaria

Il tema delle monete digitali continua ad agitare non poco il dibattito politico, anche in Eurolandia. Basti pensare in tal senso ad un report da poco pubblicato dalla Banca Centrale Europea, intitolato “Crypto-Assets: Implications for financial stability, monetary policy, and payments and market infrastructures”, in cui gli analisti di Francoforte hanno messo sotto la loro lente di ingrandimento l’impatto che le cryptocurrency potrebbero avere sull’economia globale. Un impatto giudicato ancora limitato, considerato come al momento soltanto una modesta percentuale di esercizi commerciali abbia optato per i pagamenti in valuta virtuale. In quanto tale, non dovrebbe dunque rappresentare un elemento in grado di influenzare le politiche monetarie, almeno sino a quando la dimensione del fenomeno rimarrà a questi livelli.

Le dichiarazioni di Mario Draghi

Al contempo, però, la stessa BCE non ha mancato di ribadire la necessità di una maggiore vigilanza da parte sua, in linea con le dichiarazioni rilasciate al proposito da Mario Draghi sul fenomeno degli asset digitali. Il governatore uscente infatti, in una recente dichiarazione, aveva a sua volta affermato che secondo lui Bitcoin e Altcoin non sono vere e proprie valute, bensì asset estremamente rischiosi e quindi da trattare con le dovute precauzioni. 
Una dichiarazione stemperata dalla veste istituzionale, ma che ha ricordato a molti quelle rese nel corso del 2017 da Jamie Dymon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, il quale senza eccessiva diplomazia aveva accusato all’epoca il Bitcoin di essere nulla più che una semplice truffa, minacciando peraltro il licenziamento dei trader della sua banca sorpresi a operare sulle criptovalute. Nel breve volgere di qualche giorno, però, la stessa JPMorgan Chase sarebbe stata sorpresa ad acquistare ingenti quantitativi di Bitcoin a favore dei suoi clienti, lucrando proprio sulla caduta delle quotazioni della regina delle criptovalute seguita alle sue parole. Dichiarazioni le quali avevano infine suscitato molte ironie e anche qualche accusa di turbativa dei mercati, poi corrette in seguito dalle parole sulla Blockchain, indicata come una tecnologia chiave per gli sviluppi futuri non solo dell’istituto statunitensen, ma anche del sistema bancario in generale.

L’atteggiamento di Francia e Germania

Le dichiarazioni di Draghi, comunque, sono state intese da molti come il logico corollario delle posizioni assunte nei mesi passati da Francia e Germania. Proprio il governo di Parigi, in particolare, ha più volte espresso la propria intenzione di stringere la presa sul settore dando vita ad una normativa tesa a stroncare l’utilizzo in attività illecite. Un atteggiamento esplicitato da Bruno Le Marie, il Ministro delle Finanze transalpino, il quale ha incaricato l’ex vice-governatore della Banca centrale di Francia Jean-Pierre Landau di stendere le regole più adatte al fine di vigilare sullo sviluppo delle monete virtuali. Una mossa che molti analisti hanno interpretato nel senso di un sistema normativo in grado di ricondurre il fenomeno sotto l’alveo istituzionale.
La decisione di Le Marie era peraltro stata salutata con notevole favore dal governo tedesco e in particolare dal suo omologo Peter Altmaier, oltre che da Joachim Wuermeling, membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank. Proprio quest’ultimo, a sua volta, non aveva esitato a rilanciare, affermando che le divise virtuali dovrebbero essere regolamentate con norme globali, in quanto le regole nazionali non possono bastare per gestire un fenomeno ormai mondiale, tale da richiedere una cooperazione internazionale.
Considerata la volubilità dimostrata da Dimon, resta comunque da vedere se questo atteggiamento di parziale chiusura delle autorità politiche e monetarie durerà ancora per molto tempo o lascerà il posto ad una riconsiderazione del fenomeno, partendo magari dalla sua evidente utilità per le transazioni online e il sistema bancario, dimostrata dalle tante partnership instaurate nel corso degli ultimi anni, ad esempio da Ripple.

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